
Parlando di No Line, Bono ha dichiarato che "L'intimità è il nuovo punk rock": si riferiva a White as snow e credo anche a questa canzone, che è quasi una confessione.
Nelle intenzioni degli U2 questo disco dovrebbe essere un novello Achtung Baby! Così hanno posizionato alcune canzoni in collocazioni analoghe a quel disco di quasi vent’anni fa: Moment of Surrender al terzo posto come One, e questa Cedars of Lebanon in chiusura, come Love is Blindness: con quest’ultima ha in comune una cupezza esemplare, un’azzeccatissima atmosfera, pur essendo completamente diverse. Love is Blindness era straziante, con una melodia ed un testo capace di commuovere; Cedars of Lebanon invece è secca, la voce di Bono un racconto lento e disincantato a completo danno delle sue doti vocali, ma al contempo perfetta. Questo pezzo è a mio parere incredibilmente intenso, ed è l’unico in questo album nel quale Bono è riuscito a dare la propria voce alla storia di qualcun altro. È Un capolavoro, anche se per “intenditori” (di certo non arriverà mai prima in classifica)
L’atmosfera è fosca sin dalle prime note di chitarra, subito seguite dalle percussioni che evocano e mantengono un ritmo tipicamente marziale: suoni di apparecchiature militari, come di spari da guerre stellari, voci ovattate che comunicano comandi via radio.
Il testo è bellissimo, esemplare, di quelli che raccontano davvero una storia e stimolano l’immaginazione, asciutto essenziale anche nella grammatica, e insieme evocativo.
Bravi ragazzi, grazie.
È finito il mio lavoro, non so neanche io come ho fatto ad arrivare in fondo.
Ora potrei ricominciare con tutti i dischi precedenti: trent’anni di carriera, non sarebbe uno scherzo. Ma basta così, voglio tornare al mio vecchio blog.
Cedars of Lebanon
(musica di U2, Eno, Lanois; testo di Bono)
Yesterday I spent asleep
Woke up in my clothes in a dirty heap
Spent the night trying to make a deadline
Squeezing complicated lives into a simple headline
Ieri l’ho trascorso addormentato
svegliato nei miei vestiti in un mucchio sporco
trascorso la notte cercando di rispettare una scadenza
comprimendo vite complicate dentro un semplice titolo
[La voce è quella di un corrispondente di guerra, un uomo solo e allo sbando: è evidente che è stato sopraffatto dal mondo di cui deve raccontare]
I have your face here in an old Polaroid
Tidying the children’s clothes and toys
You’re smiling back at me
I took the photo from the fridge
Can’t remember what then we did
Ho il tuo viso qui in una vecchia Polaroid
Mentre riordini i vestiti e i giochi dei bambini
Stai restituendomi il sorriso
Scattai la foto dal frigo
Non riesco a ricordare cosa facemmo dopo
[Una donna, una famiglia lontana, ricordi felici: puoi vedere questo uomo con la sua foto in mano e lo sguardo perso nel passato]
I haven’t been with a woman, it feels like for years
Thought of you the whole time, your salty tears
This shitty world sometimes produces a rose
The scent of it lingers and then it just goes
Non sto con una donna sembra come da anni
pensato a te tutto il tempo, alle tue lacrime salate
Questo merdoso mondo talvolta produce una rosa
Il suo profumo indugia e poi semplicemente se ne va
[Una vita da lupo solitario, o forse cane randagio, nessuna relazione, un addio tra le lacrime di cui sente ancora persino il sapore; disillusione sulla natura del mondo, tutto merda, e quello che è bello dura un attimo evanescente come il profumo nell’aria]
Return the call to home
Ricambia la telefonata a casa
[Il coro è l’unica melodia, un imperativo quasi impartito dalla coscienza di sapere che si dovrebbe fare quella telefonata, che probabilmente non si farà]
The worst of us are a long drawn out confession
The best of us are geniuses of compression
You say you’re not going to leave the truth alone
I’m here ‘cos I don’t want to go home
Il nostro peggio è una lunga confessione allungata
Il meglio di noi sono talenti di compressione
dici che non lascerai la verità da sola
sono qui perché non voglio andare a casa
[Un bilancio, l’amarezza, e la sincera dichiarazione della voglia di distanza dal proprio mondo]
Child drinking dirty water from the river bank
Soldier brings oranges he got out from a tank
I’m waiting on the waiter, he’s taking a while to come
Watching the sun go down on Lebanon
Bimbo che beve acqua sporca dalla sponda del fiume
Soldato porta arance, è sceso da un carro armato
Sto aspettando il cameriere, ci mette un po’ ad arrivare
guardando il sole tramontare sul Libano
[Netto contrasto tra l’assoluta povertà di queste genti in aree di guerra, e un soldato che può permettersi la frutta. In molte interviste rilasciate dalla band prima dell’uscita dell’album si parlava di testi relativi alla guerra in Afganistan, ma quel paese è troppo lontano dal Libano, per quanto nella direzione astronomica giusta del tramonto]
Return the call to home
Ricambia la telefonata a casa
Now I’ve got a head like a lit cigarette
Unholy clouds reflecting in a minaret
You’re so high above me, higher than everyone
Where are you in the cedars of Lebanon
Ora ho una testa come una sigaretta accesa
Nubi empie riflettenti in un minareto
sei così alto sopra di me, più alto di tutti
Dove sei nei cedri del Libano?
[si rivolge forse a Dio in questi versi, sembra un’accusa, quella di essere troppo distante dalle terre devastate dalla guerra]
Choose your enemies carefully ‘cos they will define you
Make them interesting ‘cos in some ways they will mind you
They’re not there in the beginning but when your story ends
Gonna last with you longer than your friends
Scegli attentamente i tuoi nemici perché ti caratterizzeranno
Rendili interessanti perché in qualche modo si occuperanno di te
Non sono là all’inizio ma quando la tua storia finisce
dureranno con te più a lungo dei tuoi amici
[Questi ultimi versi sono quasi scioccanti in bocca a Bono, parole che non credo gli appartengano in alcuna maniera, ma perfetti per il giornalista che interpreta: duro, disincantato, cinico. E solo.
Le ultime due righe sono talmente desolanti e amare che la musica si interrompe prima, per lasciarle ancora più pesanti e lapidarie nell’aria, e la voce cessa di netto per farti rimanere ancora più male.
Questa canzone è un capolavoro]